Il Ghetto Ebraico di Roma

Calpestare duemila anni di storia è un vanto per pochi. Passo dopo passo i piedi poggiano su un teatro di pavimenti, monumenti, edifici, sapori e odori che non si trovano da nessun’altra parte.
Renato al Ghetto significa entrare in via del Portico d’Ottavia. Da qualunque lato si entri, è come trasportarsi nell’essenza dell’antichità e delle tradizioni.

Walking over two thousand years of history is an honor for the few. Step by step the feet rest on a theater of stones, monuments, buildings, tastes and smells that cannot be found anywhere else.
Renato al Ghetto means entering via del Portico d’Ottavia. From whatever side you enter, it is like being transported into the essence of history and roots.

La cucina giudaico-romanesca

E non c’è tradizione più viva del cibo, cuore pulsante di quella comunità ebraica che abita quelle poche vie così affascinanti.
Le storie dell’olio d’oliva portato dagli ebrei spagnoli, di un popolo da sempre in movimento, dei tagli poveri e della cucina kosher, sono le storie di una cucina tra le più antiche che si possano ricordare a memoria d’uomo. La cucina giudaico romanesca è Roma. La Roma più vera.

And there is no tradition more vivid than food, the beating heart of the Jewish community that inhabits those few fascinating streets.
The stories of olive oil brought by Spanish Jews, of people who have always been on the move, of kosher cuisine, are the stories of one of the oldest cuisine that can be remembered in human memory. The Roman Jewish cuisine is Rome. The truest Rome.
ig